Bassano Romano: il borgo della Dolce Vita di Fellini che nasconde un Michelangelo

Bassano è uno di quei posti che ti consiglia un vecchio amico, tu non ti fidi finché un weekend non ti ricordi del suo consiglio e, non avendo di meglio da fare, provi ad andarci. Poi, a fine giornata, mandi un vocale al tuo amico ringraziandolo come se ti avesse fatto un regalo.

Partendo dal centro di Roma, dopo 45 minuti di viaggio, Bassano Romano è uno dei primi paesi della provincia di Viterbo. Quando arrivi a Bassano, scavato nel tufo, nella piazzetta principale, già respiri un’aria di una bellezza che fu e che è rimasta impressa anche oggi. Già i “sampietroni” giganti ti trasmettono grandezza, una grandezza culturale.

La piazza principale è piazza Umberto I, quella del Palazzo Odescalschi, che sembra l’ambientazione di un film di Fellini. E infatti proprio Fellini ci ha girato nientepopodimenoche “La Dolce Vita”. Rossellini “Blaise Pascal” e Visconti “il Gattopardo”. Non solo, è anche la location de “L’Avaro” con Alberto Sordi e di “Bianco, Rosso e Verdone” di Carlo Verdone. Una bella serie di pietre miliari della cinematografia italiana sono state ambientate a Bassano Romano.

Lungo la parete della piazza ci sono dei busti singolari, che i bassanesi chiamano i “tatocci di piazza”. La storia narra che ne sparì uno poi ritrovato dopo poco nella chiesa di San Vincenzo.

Dalla piazza si accede a Villa Giustiniani Odescalchi. Un palazzo che era residenza delle due famiglie nobili, ricco di affreschi anche se spoglio di opere d’arte, rubate nel corso dei secoli dai paesi vicini. La proprietà contiene anche splendidi giardini con boschi, fontane e sculture. Sono in corso i lavori di restauro dei giardini e si prospetta di riscoprire diverse specie di piante molto rare da trovare ancora. Il palazzo si può visitare gratuitamente solo con visite guidate, ogni sabato dalle 10 alle 19.

L’altra “portata principale” di Bassano Romano è la chiesa di San Vincenzo, Porta Santa nell’ultimo Giubileo, che accoglie l’unica statua al mondo che avrebbe come coautori Michelangelo e Bernini. Cristo Portacroce, la cui seconda versione (quella che ha realizzato Michelangelo da solo) è custodita a Roma a Santa Maria sopra Minerva, dietro al Pantheon.

La storia è questa: le famiglie dei nobili dell’epoca commissionarono a Michelangelo un Cristo Risorto da collocare nella Basilica di Santa Maria sopra la Minerva a Roma. Mentre l’artista lavorava comparve una venatura nera sul viso del Cristo e la realizzazione viene interrotta.

Per la seconda versione Michelangelo si fa aiutare dall’allievo Urbano, che però combina un pasticcio e costringe Michelangelo a offrirsi di farne una terza versione. La famiglia Vari, che aveva commissionato l’opera, prende intanto le prime due versioni e ne mette una in giardino e una nella chiesa di santa Maria sopra la Minerva. Le tracce della prima si perdono e si ritrovano, solo nel 2001, nel Monastero di San Vincenzo a Bassano Romano, grazie a una pulitura che ha fatto riaffiorare la ferita.

Ma quando arriva Bernini? La statua dei Vari viene comprata un secolo dopo dal mercante d’arte Giustiniani che si propone di farla ritoccare, e da chi? Proprio dall’astro nascente dell’epoca: Gian Lorenzo Bernini, come ipotizza uno dei più importanti studiosi di Michelangelo, il professor Frommel.

Molti dicono che è una delle opere più belle di Michelangelo, che ha fatto la gran parte dell’opera, scegliendo la cicatrice in faccia di Cristo per simboleggiare lo sgarro dell’umanità verso la Divinità . Bernini avrebbe fatto parte del viso e la bocca, socchiusa per simboleggiare che Cristo è vivo e trionfante. La statua è un unicum a livello mondiale, il suggestivo Monastero di San Vincenzo, dov’è custodita, offre anche la possibilità ai turisti di soggiornare, un’opzione per i più bucolici.

Da non dimenticare la chiesa della Madonna della Pietà, dedicata alla festività più sentita nel paese che cade 40 giorni dopo Pasqua, l’unico momento in cui la chiesa è visitabile. Bassano famoso anche per essere il primo comune della Tuscia a instaurare il carnevale estivo, più sentito di quello invernale, che si festeggia il 14 agosto.

Una bella gita quella che si può fare a Bassano. Dovrete cercare bene un ristorante perché non ce ne sono tanti in giro. Un’alternativa potrebbe essere un picnic nella bella faggeta. Il silenzio di Bassano ha fatto innamorare tanti registi ma anche attori. Amano passeggiare in questo borgo medievale Paola Cortellesi, Leonardo Pieraccioni, anche Fabrizio Frizzi. Lui più di tutti amava Bassano, dove aveva una casa di villeggiatura. Ogni bassanese racconta di quando sfilava alla festa della Madonna della Pietà e qui ha deciso di essere sepolto. Anche questo è Bassano Romano.

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